ANTIFONA D'INGRESSO

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto messaggio, e a risanare chi ha il cuore affranto.
Lc 4,18

Quando il popolo si è radunato, il sacerdote con i ministri si reca all'altare; intanto si esegue il CANTO D'INGRESSO. Giunto all'altare, il sacerdote con i ministri fa la debita riverenza, bacia l'altare in segno di venerazione ed eventualmente lo incensa. Poi, con i ministri si reca alla sede. Terminato il canto d'ingresso, sacerdote e fedeli, in piedi, fanno il SEGNO DELLA CROCE. Il Sacerdote dice:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Il popolo risponde: Amen.  

Segue il SALUTO, che il sacerdote rivolge al popolo allargando le braccia e dicendo: 

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.  

Il popolo risponde: E con il tuo spirito.  

Oppure: La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.  

Il popolo risponde: E con il tuo spirito.  
Oppure: Il Signore sia con voi.

Il popolo risponde: E con il tuo spirito
Oppure: Il Signore, che guida i nostri cuori nell'amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi. 

Il popolo risponde: E con il tuo spirito
Oppure: Il Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo, sia con tutti voi.

Il popolo risponde: E con il tuo spirito
Oppure: La pace, la carità e la fede da parte di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. 

Il popolo risponde: E con il tuo spirito.
Oppure: Fratelli, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue, grazia e pace in abbondanza a tutti voi. 

Il popolo risponde: E con il tuo spirito.

Il sacerdote, o il diacono, o un altro ministro idoneo, può fare una brevissima presentazione della Messa del giorno.

Segue l’ATTO PENITENZIALE. Il sacerdote invita i fedeli al pentimento con queste parole o con altre simili.

1^ formula 

Fratelli,
per celebrare degnamente i santi misteri,
riconosciamo i nostri peccati.
Oppure:
Il Signore Gesù,
che ci invita alla mensa della Parola e dell’Eucarestia,
ci chiama alla conversione.
Riconosciamo di essere peccatori
e invochiamo con fiducia la misericordia di Dio. 

Si fa una breve pausa di silenzio.
Poi tutti insieme fanno la confessione:
Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato
in pensieri, parole, opere e omissioni,
e, battendosi il petto, dicono:
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E proseguono:                   
E supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.                   
Segue l’assoluzione del sacerdote.                          

2^ formula 
All’inizio di questa celebrazione eucaristica,
chiediamo la conversione del cuore,
fonte di riconciliazione e di comunione
con Dio e con i fratelli.
Oppure:           
Umili e penitenti come il pubblicano al tempio,
accostiamoci al Dio giusto e santo,
perché abbia pietà anche di noi peccatori.
Si fa una breve pausa di silenzio.                   
Poi il sacerdote dice:                   
Pietà di noi, Signore.
Il popolo risponde:
Contro di te abbiamo peccato.
Il sacerdote prosegue:
Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Il popolo risponde:
E donaci la tua salvezza.
Segue l’assoluzione del sacerdote.

3 formula   
Gesù Cristo, il giusto, intercede per noi
e ci riconcilia con il Padre.
Apriamo il nostro spirito al pentimento,
per essere meno indegni
di accostarci alla mensa del Signore.

Oppure:
Il Signore ha detto:
chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra. Riconosciamoci tutti peccatori
e perdoniamoci  a vicenda dal profondo del cuore.
Si fa una breve pausa di silenzio.
Poi il sacerdote, o un altro ministro idoneo, dice o canta le seguenti invocazioni o altre simili:

Signore,
mandato dal Padre a salvare i contriti di cuore,
abbi pietà di noi.
Il popolo risponde: Signore, pietà.
Sacerdote:
Cristo, che sei venuto a chiamare i peccatori, abbi pietà di noi.
Il popolo risponde: Cristo, pietà.
Sacerdote:
Signore, che intercedi per noi il Padre,
abbi pietà di noi.
Il popolo risponde: Signore, pietà.

Assoluzione del sacerdote:
Dio onnipotente abbia misericordia di noi,
perdoni i nostri peccati
e ci conduca alla vita eterna.

Il popolo risponde: Amen.  

 

Seguono le INVOCAZIONI Signore, pietà, se non sono state già dette o cantate per l’atto penitenziale.

V. Signore, pietà.
R. Signore, pietà.
V. Cristo, pietà.
R. Cristo, pietà.
V. Signore, pietà.
R. Signore, pietà.

Poi, quando è prescritto, si canta o si dice l’INNO:

Gloria a Dio nell’atto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie
per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre,
tu che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo,
tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo:
nella gloria di Dio Padre. Amen.

Terminato l’inno, il sacerdote, a mani giunte dice:

Preghiamo.
E tutti, insieme con il sacerdote, pregano in silenzio per qualche momento.
Quindi il sacerdote allarga le braccia e dice la COLLETTA.
O Dio, che per la salvezza delle anime,
hai reso il beato Vincenzo Romano
modello di zelo pastorale nella tua Chiesa,
concedici di seguire il suo esempio
per essere nel mondo, con carità operosa,
a servizio del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Il popolo acclama:  Amen.

LITURGIA DELLA PAROLA

Il lettore si porta all’ambone e legge la PRIMA LETTURA; tutti l’ascoltano seduti.

PRIMA LETTURA
Ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele.

Dal libro del profeta Ezechiele

3, 16-21

In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! E tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un inciampo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato».

Parola di Dio.

Tutti acclamano:

Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Salmo 22

R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Su pascoli erbosi il Signore mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.  R.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.  R.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.  R.

CANTO AL VANGELO

Gv 15,4.5

R.      Alleluia, alleluia.

Rimanete in me e io in voi, dice il Signore:
chi rimane in me porta molto frutto.

R. Alleluia, alleluia.

VANGELO

Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto.

Dal  vangelo secondo Giovanni

15, 1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

Sacerdote:

Fratelli carissimi, imploriamo la misericordia del Padre,
per l’intercessione del Beato Vincenzo Romano
che ha testimoniato l’adesione a Cristo,
nell’esercizio della carità eroica.

R. Santifica il tuo popolo, Signore

Perché la comunità cristiana,
santa per la dottrina e per i sacramenti della fede,
esprima nella vita dei fedeli e dei pastori la perenne fecondità dello Spirito, preghiamo.  R.

Perché  la famiglia, consacrata dal patto nuziale,
diventi scuola di vita evangelica e vivaio di speciali vocazioni
al servizio del popolo di Dio, preghiamo. R

Perché i giovani, portatori di speranza,
sentano il desiderio della santità
come primavera dello Spirito, preghiamo.  R

Perché gli inabili, i malati e tutti i sofferenti
vivano l’esperienza del dolore in unione con Cristo,
medico dei corpi e delle anime, preghiamo. R

Per tutti noi presenti a questa eucarestia,
perché sull’esempio del parroco santo Vincenzo Romano,
sappiamo essere in questo nostro mondo
operai  instancabili nella vigna del Signore, preghiamo. R

Sacerdote:
Padre santo, guarda la tua Chiesa
alle cui mani hai affidato il Vangelo del tuo Figlio,
fa’ che non le manchi mai il frutto e il segno della santità,
perché possa annunziare con la forza dello Spirito
la parola che illumina e che salva.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.

LITURGIA   EUCARISTICA

Terminata la Liturgia della Parola, i ministri preparano sull’altare il corporale, il purificatoio, il calice e il messale; intanto si esegue il CANTO DI OFFERTORIO.Il sacerdote, all’altare, prende la patena con il pane e tenendola leggermente sollevata sull’altare, dice sottovoce:

Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo:
dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane,
frutto della terra e del lavoro dell’uomo;
lo presentiamo a te,
perché diventi per noi cibo di vita eterna.

Quindi depone sul corporale la patena con il pane.
Se non si esegue il canto di offertorio, il sacerdote può dire questa formula ad alta voce; e al termine il popolo può acclamare:


Benedetto nei secoli il Signore.

Il diacono, o il sacerdote, versa nel calice il vino, con un po’ d’acqua, dicendo sottovoce:

L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione
con la vita divina di colui
che ha voluto assumere la nostra natura umana.

Il sacerdote prende il calice e tenendolo leggermente sollevato sull’altare, dice sottovoce:

Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo:
dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino,
frutto della vite e del lavoro dell’uomo;
lo presentiamo a te,
perché diventi per noi bevanda di salvezza.

Quindi depone il calice sul corporale.
Se non si esegue il canto di offertorio, il sacerdote può dire questa formula ad alta voce; e al termine il popolo può acclamare:

Benedetto nei secoli il Signore

Il sacerdote, inchinandosi, dice sottovoce:

Umili e pentiti accoglici, o Signore:
ti sia gradito il nostro sacrificio
che oggi si compie dinanzi a te.

Si possono incensare le offerte e l’altare. Poi il diacono o un ministro incensa il sacerdote e il popolo.
Il sacerdote, a lato dell’altare, si lava le mani dicendo sottovoce:

Lavami, Signore, da ogni colpa,
purificami da ogni peccato.

Ritornato in mezzo all’altare, rivolto al popolo, allargando e ricongiungendo le mani, il sacerdote dice:

Pregate, fratelli,
perché il mio e vostro sacrificio
sia gradito a Dio, Padre onnipotente.

Oppure:

Pregate, fratelli e sorelle,
perché questa nostra famiglia,
radunata nel nome di Cristo,
possa offrire il sacrificio
gradito a Dio Padre onnipotente.

Oppure:
Pregate, fratelli e sorelle,
perché portando all’altare
la gioia e la fatica di ogni giorno,
ci disponiamo a offrire il sacrificio
gradito a Dio Padre onnipotente.

Oppure:

Pregate, fratelli e sorelle,
perché il sacrificio della Chiesa,
in questa sosta che la rinfranca
nel suo cammino verso la patria,
sia gradito a Dio Padre onnipotente.

Il popolo risponde:

Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrifici
a lode e gloria del suo nome,
per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
 

Il sacerdote, con le braccia allargate, dice l’ORAZIONE SULLE OFFERTE.

Accogli, Signore, i nostri doni
nel ricordo di Vincenzo Romano
e fa’ che il sacrificio eucaristico che proclama la tua gloria
ci ottenga la salvezza eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Il sacerdote inizia la Preghiera eucaristica con il PREFAZIO.
Allargando le braccia, dice:

Il Signore sia con voi.
Il popolo risponde:
E con il tuo spirito.

Alzando le braccia, il sacerdote prosegue:
In alto i nostri cuori.
Il popolo: Sono rivolti al Signore.
Con le braccia allargate, il sacerdote soggiunge:
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
Il popolo
: E’ cosa buona e giusta.

Il sacerdote continua il prefazio con le braccia allargate.

Prefazio dei SANTI PASTORI

La presenza dei santi Pastori nella Chiesa.

E’ veramente cosa buona e giusta,

nostro dovere e fonte di salvezza,

lodarti e ringraziarti sempre,

Dio onnipotente ed eterno,

per Cristo nostro Signore.

Tu doni alla tua Chiesa

la gioia di celebrare la festa di Vincenzo Romano,

con i suoi esempi la rafforzi,

con i suoi insegnamenti l’ammaestri,

con la sua intercessione la proteggi.

Per questo dono della tua benevolenza,

uniti agli angeli e ai santi,

con voce unanime

cantiamo l’inno della tua lode:

 

 

Alla fine congiunge le mani e conclude il prefazio cantando insieme con il popolo o dicendo ad alta voce:


Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.

Osanna nell’alto dei cieli.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Osanna nell’alto dei cieli. 

 

PREGHIERA EUCARISTICA  III

Il sacerdote, con le braccia allargate, dice:

 

Padre veramente santo,

a te la lode da ogni creatura.

Per mezzo di Gesù Cristo,

tuo Figlio e nostro Signore,

nella potenza dello Spirito Santo

fai vivere e santifichi l’universo,

e continui a radunare intorno a te un popolo,

che da un confine all’altro della terra

offra al tuo nome il sacrificio perfetto.

Congiunge le mani, e tenendole stese sulle offerte, dice:

Ora ti preghiamo umilmente:

manda il tuo Spirito

a santificare i doni che ti offriamo,

congiunge le mani e traccia un unico segno di croce sul pane e sul calice, dicendo:

perché diventino il corpo e il sangue

di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore,

congiunge le mani

che ci ha comandato

di celebrare questi misteri.

 

Nella notte in cui fu tradito,

prende il pane, e tenendolo alquanto sollevato sull’altare, prosegue:

egli prese il pane,

ti rese grazie con la preghiera di benedizione,

lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:

inchinandosi leggermente

Prendete, e mangiatene tutti:

questo è il mio Corpo

offerto in sacrificio per voi.

Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione.

 

Poi continua:

Dopo la cena, allo stesso modo,

prende il calice, e tenendolo alquanto sollevato sull’altare, prosegue:

prese il calice,

ti rese grazie con la preghiera di benedizione,

lo diede ai suoi discepoli, e disse:

 

inchinandosi leggermente

 

Prendete, e bevetene tutti:

questo è il calice del mio Sangue

per la nuova ed eterna alleanza,

versato per voi e per tutti

in remissione dei peccati.

Fate questo in memoria di me.

 

Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione.

 

Poi dice:

Mistero della fede.

 

Il popolo acclama dicendo:

  1. Annunziamo la tua morte, Signore,

    proclamiamo la tua risurrezione,

    nell’attesa della tua venuta.

     

Oppure:

 

  1.   Ogni volta che mangiamo di questo pane

    e beviamo a questo calice

    annunziamo la tua morte, Signore,

    nell’attesa della tua venuta.

 

Oppure:

  1. Tu ci hai redenti con la tua croce

    e la tua risurrezione:

    salvaci, o Salvatore del mondo.

Poi, il sacerdote, con le braccia allargate, prosegue:

 

Celebrando il memoriale del tuo Figlio,

morto per la nostra salvezza,

gloriosamente risorto e asceso al cielo,

nell’attesa della sua venuta

ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie

questo sacrificio vivo e santo.

Guarda con amore

e riconosci nell’offerta della tua Chiesa,

la vittima immolata  per la nostra redenzione;

e a noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio,

dona la pienezza dello Spirito Santo

perché diventiamo in Cristo

un solo corpo e un solo spirito.

Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito,

perché possiamo ottenere il regno promesso

insieme con i tuoi eletti:

con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio,

con i tuoi santi apostoli,

i gloriosi martiri,

Aspreno, Gennaro, Vincenzo Romano,

e tutti i santi,

nostri intercessori presso di te.

Per questo sacrificio di riconciliazione

dona, Padre, pace e salvezza al mondo intero.

Conferma nella fede e nell’amore

la tua Chiesa pellegrina sulla terra:

il tuo servo e nostro Papa  N.,

il nostro Vescovo N., il collegio episcopale,

tutto il clero

e il popolo che tu hai redento.

Ascolta la preghiera di questa famiglia,

che hai convocato alla tua presenza.

Ricongiungi a te, Padre misericordioso,

tutti i tuoi figli ovunque dispersi.

Accogli nel tuo regno i nostri fratelli defunti

e tutti i giusti che, in pace con te,

hanno lasciato questo mondo;

concedi anche a noi di ritrovarci insieme

a godere per sempre della tua gloria,

congiunge le mani

in Cristo, nostro Signore,

per mezzo del quale tu, o Dio,

doni al mondo ogni bene.

 

Prende sia la patena con l’ostia, sia il calice, ed elevandoli  insieme, dice:

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

a te, Dio Padre onnipotente,

nell’unità dello Spirito Santo

ogni onore e gloria

per tutti i secoli dei secoli.

Il popolo acclama:

Amen.

 

 

 

RITI   DI   COMUNIONE

 

Deposto il calice e la patena, il sacerdote, a mani giunte, dice:

 

Obbedienti alla parola del Salvatore

e formati al suo divino insegnamento,

osiamo dire:

Oppure:

 

Il Signore ci ha donato il suo Spirito.

Con la fiducia e la libertà dei figli

diciamo insieme:

 

Oppure:

 

Prima di partecipare al banchetto dell’Eucaristia,

segno di riconciliazione

e vincolo di unione fraterna,

preghiamo insieme come il Signore ci ha insegnato:

 

Oppure:

 

Guidati dallo Spirito di Gesù

e illuminati dalla sapienza del Vangelo,

osiamo dire:

 

Con le braccia allargate, dice insieme al popolo:

 

Padre nostro, che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà,

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male.

 

Solo il sacerdote, con le braccia allargate, continua:

 

Liberaci, o Signore, da tutti i mali,

concedi la pace ai nostri giorni,

e con l’aiuto della tua misericordia

vivremo sempre liberi dal peccato

e sicuri da ogni turbamento,

nell’attesa che si compia la beata speranza

e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.

 

Congiunge le mani.

Il popolo conclude la preghiera con l’acclamazione:

Tuo è il regno,

tua la potenza e la gloria nei secoli.

 

Il Sacerdote, con le braccia allargate, dice ad alta voce:

 

Signore Gesù Cristo,

che hai detto ai tuoi apostoli:

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace»,

non guardare ai nostri peccati,

ma alla fede della tua Chiesa,

e donale unità e pace

secondo la tua volontà.

 

Congiunge le mani.

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

Il popolo risponde:

Amen.

 

Il sacerdote, allargando e ricongiungendo le mani, dice:

 

La pace del Signore sia sempre con voi.

 

Il popolo risponde:

E con il tuo spirito.

 

Se si ritiene opportuno, il diacono, o il sacerdote aggiunge:

Scambiatevi un segno di pace.

 

Oppure:

Come figli del Dio della pace,

scambiatevi un gesto di comunione fraterna.

 

Oppure:

In Cristo, che ci ha resi tutti fratelli con la sua croce,

scambiatevi un segno di riconciliazione e di pace.

 

Oppure:

Nello Spirito del Cristo risorto

datevi un segno di pace.

E tutti si scambiano vicendevolmente un segno di pace secondo gli usi locali.

Il sacerdote dà la pace al diacono  o al ministro. Poi prende l’ostia e la spezza sopra la patena, e lascia cadere un frammento nel calice, dicendo sottovoce:


Il Corpo e il Sangue di Cristo,

uniti in questo calice,

siano per noi cibo di vita eterna.

 

Intanto si canta o si dice:

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi.

 

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi.

 

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

dona a noi la pace.

 

Il sacerdote, con le mani giunte, dice sottovoce:


Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo,

che per volontà del Padre

e con l’opera dello Spirito Santo

morendo hai dato la vita al mondo,

per il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue

liberami da ogni colpa e da ogni male,

fa’ che sia sempre fedele alla tua legge

e non sia mai separato da te.

 

Oppure:

 

La comunione con il tuo Corpo e il tuo Sangue,

Signore Gesù Cristo,

non diventi per me giudizio di condanna,

ma per tua misericordia

sia rimedio e difesa dell’anima e del corpo.

 

Genuflette, prende l’ostia, e tenendola alquanto sollevata sulla patena, rivolto al popolo, dice ad alta voce:

Beati gli invitati alla Cena del Signore.

Ecco l’Agnello di Dio,

che toglie i peccati del mondo.

 

E continua, dicendo insieme con il popolo:

O Signore, non sono degno

Di partecipare alla tua mensa:

ma di’ soltanto una parola

e io sarò salvato.

 

Il sacerdote, rivolto all’altare, dice sottovoce:

Il Corpo di Cristo

mi custodisca per la vita eterna.

 

E con riverenza si comunica al Corpo di Cristo. Poi prende il calice e dice sottovoce:

 

Il Sangue di Cristo

mi custodisca per la vita eterna.

 

E con riverenza si comunica al Sangue di Cristo.

 

Prende poi la patena o la pisside, e si porta verso i comunicandi. Nel presentare a ognuno l’ostia, la tiene alquanto sollevata e dice:

Il Corpo di Cristo.

 

Il comunicando risponde:

Amen.

E riceve la comunione.

 

Mentre il sacerdote si comunica con il Corpo di Cristo, si inizia il CANTO DI COMUNIONE

 

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE 

«Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo», dice il Signore. Mt 28,20

Terminata la distribuzione della comunione, il sacerdote, o il diacono, o l’accolito, asterge la patena sul calice e quindi il calice.

Mentre asterge la patena e il calice, il sacerdote dice sottovoce:

Il sacramento ricevuto con la bocca

sia accolto con purezza nel nostro spirito, o Signore,

e il dono a noi fatto nel tempo

ci sia rimedio per la vita eterna.

 

Poi il sacerdote può tornare alla sede e si può osservare, per un tempo conveniente il «sacro silenzio».

Il sacerdote, dalla sede o dall’altare, dice:

Preghiamo.

 

E tutti, insieme con il sacerdote, pregano in silenzio per qualche momento.

Poi il sacerdote, con le braccia allargate, dice l’ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE.

 

La comunione alla tua mensa, Signore,

ci disponga alla gioia dell’eterno convito,

che Vincenzo Romano ha meritato

come fedele dispensatore dei tuoi misteri.

Per cristo nostro Signore.

 

Oppure:

 

O Dio, nostro Padre,

che ci hai nutriti con il pane della vita,

fa’ che seguendo l’esempio di Vincenzo Romano

ti onoriamo con fedele servizio,

e ci prodighiamo con carità instancabile per il bene dei fratelli.

Per Cristo nostro Signore.

 

Il popolo acclama:

Amen.

 

 RITI DI CONCLUSIONE 

A questo punto si può recitare la preghiera per la Canonizzazione del Beato Vincenzo Romano:

 

Gesù, divino Pastore delle anime, degnatevi di glorificare in terra il Beato VINCENZO ROMANO il quale, da sacerdote fedele e pastore zelantissimo, donò tutto se stesso per le anime alle sue cure affidate.

Per sua intercessione, concedeteci la grazia di cui abbiamo tanto bisogno. (Si chiede la grazia).

Per i meriti della gloriosa Vergine Maria, madre nostra santissima. Amen.

Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo….

Beato Vincenzo Romano, prega per noi.

 

Segue il CONGEDO. Il sacerdote, rivolto verso il popolo, con le braccia allargate, dice:

Il Signore sia con voi.

 

Il popolo acclama:

E con il tuo spirito.

 

Il sacerdote o il diacono, dice:

Inchinatevi per la benedizione solenne. Ad ogni invocazione rispondete tutti: AMEN.

 

Quindi il sacerdote, con le mani stese sul popolo, dice:

 

Dio nostro Padre,

che ci ha riuniti per celebrare oggi

la festa o memoria di Vincenzo Romano,

vi benedica e vi protegga,

e vi confermi nella sua pace.

R. Amen

Cristo Signore,

che ha manifestato in Vincenzo Romano

la forza rinnovatrice della Pasqua,

vi renda autentici testimoni del suo Vangelo.

R. Amen.

   

Lo Spirito Santo,

che in Vincenzo Romano

ci ha offerto un segno di solidarietà fraterna,

vi renda capaci di attuare

una vera comunione di fede e di amore

nella sua Chiesa.             

R. Amen.

 

E la benedizione di Dio onnipotente,

Padre e Figlio + e Spirito Santo,

discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

R. Amen.

 

Infine il diacono, o il sacerdote stesso, rivolto verso il popolo, a mani giunte, dice:

La Messa è finita: andate in pace.

 

Oppure:

La gioia del Signore sia la nostra forza. Andate in pace.

 

Oppure:

Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.

 

Oppure:

Nel nome del Signore, andate in pace.

 

Il popolo risponde:

Rendiamo grazie a Dio.

 

Il sacerdote bacia l’altare in segno di venerazione; fa quindi con i ministri la debita riverenza, torna in sacrestia, mentre si canta il canto finale.

Si consiglia come canto finale nella celebrazione della messa del Beato  Vincenzo Romano, l’inno che fu composto in occasione della Beatificazione, che viene qui di seguito riportato con parole e musica.

 

 

INNO AL BEATO VINCENZO ROMANO

 Versi: G. Albanese       Musica: V. De Luca

I strofa

Esultiamo, fratelli torresi,

figli tutti d’un’unica fede

oggi alfine il Signore ci concede

di Vincenzo la gloria veder.

O Vincenzo glorioso immortale,

dalla Chiesa ch’ergesti al Signore

s’alza un canto di gloria e d’amore

tra l’olezzo d’incenso e di fior.

                                   Ritornello

Dalla Basilica di Santa Croce

da più d’un secolo l’umile voce

del nostro popolo chiede al Signore:

esalta il Parroco, nostro Pastore.

                                          II strofa

Gli avi nostri che un giorno lontano

t’hanno mirato, o Vincenzo, al lavoro,

or nel cielo ringraziano in coro

il Signor che t’esalta all’altar.

Quando il mare diventa nemico

E minaccia la fragil paranza,

tu sei ancor la sola speranza,

O Vincenzo, per l’umil nocchier.

                                  Ritornello

Dalla Basilica di Santa Croce ecc. ecc.

                                      III strofa

O Vincenzo, che il suolo dei padri

riscattasti dal fiero Vulcano,

salva i figli dal mostro inumano,

che oggi rode la fede nel cor.

Quella croce che s’erge nel cielo

sulla Chiesa che morte non teme,

sia per noi di salvezza l’emblema,

dai vagiti all’estremo sospir.

                                  Ritornello

Dalla Basilica di Santa Croce ecc. ecc.

 

Per ascoltare l'inno in formato midi cliccare qui.

 


 

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